Seminario “Rafforzamento del Ruolo Sociale delle Donne Siriane Rifugiate in Turchia
Gaziantep 15 Marzo 2016

S.E. Amb. Luigi Mattiolo

S.E. Amb. Luigi Mattiolo

Desidero anzitutto ringraziarvi per la vostra presenza qui oggi, a sostegno di questa importante iniziativa che la Società Cooperativa Minerva ha organizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano.
La legittimazione del ruolo delle donne nella società civile e nel mondo del lavoro, così come la promozione dei loro diritti rientrano tradizionalmente tra le priorità politiche dell’Italia. L’impegno italiano in questo campo si è concretizzato in molteplici iniziative, tanto sul piano nazionale, quanto nelle relazioni con i partner internazionali, focalizzandosi di volta in volta su specifici obiettivi e criticità.
In primis, l’impegno per la promozione della parità di genere e della legittimazione del ruolo della donna nella società si è anche recentemente concretizzato in una serie di misure interne adottate dal Governo italiano, volte soprattutto ad incoraggiare la partecipazione delle donne alla realtà economica e sociale, contrastando gli ostacoli costituiti dalla violenza di genere e domestica.
In termini di contributo italiano allo sviluppo, inoltre, l’Italia ha fattivamente sostenuto l’iniziativa del Fondo demografico delle Nazioni Unite (UNFPA-United Nations Population Fund) “Action for Adolescent Girls”, che mira a sviluppare specifiche capacità sul piano nazionale attraverso la fornitura di assistenza tecnica e finanziaria, dedicata ad alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, con un focus primario sulla promozione del ruolo della donna sin dall’età dell’adolescenza.
Infine, l’Italia continua a svolgere un ruolo di primo piano nella promozione del trinomio “donne, pace e sicurezza”. Purtroppo, le donne sono tra le maggiori vittime dei conflitti e delle guerre; e pur tuttavia, esse possono fornire un contributo decisivo al raggiungimento della pace ed all’avvio di un processo di sviluppo sostenibile nei contesti di ricostruzione post-conflitto.
Tutto ciò è indice dell’attenzione che l’Italia dedica tradizionalmente alla promozione della legittimazione del ruolo della donna in ogni contesto e con tutti gli strumenti politici a propria disposizione.
In questa fase storica ciò vale anche e specialmente per affrontare l’emergenza costituita dall’afflusso senza precedenti di donne, uomini e bambini che dalle aree di conflitto in Siria ed in Iraq – ma non solo – cercano rifugio all’interno delle frontiere europee.
La gravità di tale fenomeno accomuna Turchia ed Italia, entrambe in prima linea nello sforzo dell’accoglienza e dell’integrazione. Vorrei a tal proposito ricordare che l’Italia è da sempre in prima linea nelle operazioni volte a salvare vite umane in mare nel Mediterraneo, coordinando a livello nazionale gli sforzi avviati anche d’intesa con i partner europei.
Anche in tema di asilo e protezione internazionale, l’Italia continua ad essere impegnata in prima linea: nel 2014 l’Italia e’ stato il terzo Paese per numeri richieste d’asilo ricevute nell’Unione Europea, ed il quinto nel mondo. Ed anche nel 2015 questa tendenza e’ stata confermata, con un increment del 29% nel numero di richieste ricevute.
Con un approccio volto ancora una volta a favorire la componente umanitaria, l’Italia ha avviato un primo importante “esperimento” di gestione del fenomeno migratorio e di ricollocamento in Italia di rifugiati considerati in condizione di particolare vulnerabilità, attraverso i cosiddetti “corridoi umanitari”.
Grazie ad un accordo tra Ministero degli Esteri e Ministero dell’Interno con enti e associazioni della società civile nei prossimi due anni circa 2000 rifugiati siriani in condizione di particolare fragilità saranno trasferiti presso strutture di accoglienza italiane. Il 29 febbraio scorso è giunto in Italia un primo gruppo di circa 100 rifugiati, di cui quasi la metà minori.
L’Italia è protagonista anche dell’azione esterna dell’Unione Europea in tema migratorio: vorrei ricordare che durante il Semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea è stato lanciato il cosiddetto “Processo di Khartoum”, che costituisce un nuovo foro di dialogo politico istituzionalizzato dell’Unione Europea con Paesi di origine e transito del Corno d’Africa e i principali Paesi di transito mediterranei.
L’azione del Processo di Karthoum si sta ora concentrando sulla migrazione regolare, il collegamento fra migrazione e sviluppo e la protezione internazionale dei migranti. Il tutto in un contesto di grande concretezza, con progetti di cooperazione finanziati con fondi europei, con l’obiettivo di attuare i primi progetti entro l’estate 2016.
Di fronte all’attuale portata del fenomeno migratorio l’approccio italiano nel settore degli aiuti si e’ mosso lungo due direttrici complementari: quella emergenziale ed umanitaria, volta a sostenere i Paesi che si trovano a fronteggiare tale flusso in prima linea, e quella di lungo periodo volta ad affrontare le cause profonde del fenomeno.
Nel lungo periodo in particolare, il contributo italiano in termini di assistenza mira a promuovere le capacità di sviluppo dei Paesi di origine e di transito, su quattro principali assi di intervento:
l’attuazione di mirate politiche di sviluppo economico, attraverso la creazione di opportunità d’impiego, il focus su giovani e sulle donne nelle comunità locali, ed il sostegno al reinserimento dei migranti nelle comunità di origine;
lo sviluppo della resilienza ed il sostegno ai servizi sociali di base, con un focus specifico sulle categorie più vulnerabili, tanto nelle comunità ospitanti quanto tra i rifugiati;
un’efficace gestione della migrazione, attraverso lo sviluppo di strategie nazionali fondate da un lato sulla prevenzione e la lotta al traffico di esseri umani, dall’altro lato sul riconoscimento dei diritti dei migranti e dei rifugiati;
infine, la promozione dello stato di diritto come volano indispensabile ad assicurare sicurezza e sviluppo nei Paesi d’origine e di transito.
Condivido quindi pienamente l’importanza di ogni iniziativa che, attraverso il coinvolgimento attivo delle diverse componenti vitali della società turca ed italiana, sia punto di incontro e occasione per un aperto e franco scambio di esperienze e di valutazioni, al fine di individuare soluzioni condivise ed efficaci per affrontare la sfida che abbiamo di fronte.
In questo contesto, la stessa azione politica e diplomatica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si affianca ad un continuo sostegno alle attività condotte dalla società civile, dalle diverse associazioni ed organizzazioni non governative che con i loro progetti contribuiscono all’analisi degli attuali fenomeni e dei profondi cambiamenti che caratterizzano il contesto internazionale.
La società civile è sempre più un attore di assoluto rilievo nelle relazioni internazionali. E ciò vale a maggior ragione per le organizzazioni impegnate a tutelare e promuovere il ruolo delle donne, ed in particolare delle donne rifugiate, e la massa critica che esse costituiscono tanto per fronteggiare l’instabilità e l’insicurezza derivanti dall’attuale scenario di crisi, quanto per rilanciare la ricostruzione e lo sviluppo post-conflitto.
La presenza qui oggi di rappresentanti delle Autorità turche nazionali e locali, delle Organizzazioni Internazionali, della società civile è dunque vieppiù importante per mettere a fattor comune un preziosissimo bagaglio di esperienze organizzative e normative, che potrà auspicabilmente tradursi in una cornice unitaria ed organica di impegni concreti in favore delle donne rifugiate e delle comunità ospitanti, facilitandone i percorsi di accoglienza, protezione e integrazione.
È quindi un onore per me essere qui oggi per inaugurare insieme al Sindaco di Gaziantep, Signora Fatma Şahin, al Presidente Severi ed al Sig. Mehmet Ali Eminoğlu questa importante iniziativa della Societa’ Minerva, alla quale auguro il massimo successo nell’impegno in favore della legittimazione del ruolo delle donne.

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